Pallonate

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Ehi! Oh! Dico a te!

Si, si, proprio a te amico.

Tu che te ne stai in panciolle sul bel divanetto; piedi incrociati sul basso tavolino in vetro, birra gelida in una mano e nell’altra il telecomando.

Tu che sei circondato da amici uguali a te; stessa faccia bolsa, stessa fronte cavernicola e stessa mente impigliata in moduli, pressing e fuorigioco.

Tu che sei schiavo della partita e vai in fibrillazione dal giorno in cui stillano i calendari.

Tu che sgranocchi schifezze fino al novantesimo (e oltre, se ci sono supplementari) e poi ti lamenti dell’obolo che hai sotto lo sterno.

Tu che ti dichiari sportivo ma poi alla terza partita di calcetto hai cominciato ad addurre infortuni immaginari come via di fuga verso il divano.

Tu che guarderesti pure le partite dei bambini all’oratorio con lo stesso tifo da curva nel derby.

Tu che il cervello da tempo fa TUTUTU (dicesi battuta telefonata!)

Tu che hai sacrificato sull’altare del dio pallone (che é costituito da: una colonna fatta a mazzetta di denaro, l’altra a ginocchio operato di fresco e il pianale a forma di culo – non é che sia proprio comodo come altare ma rende l’idea del fattore C che spesso fa la differenza) quei pochi neuroni che avevano voglia di emergere.

Tu che hai memorizzato le frasi tipo dei calciatori alle interviste e le utilizzi nella vita come massime, come un mantra infallibili, come il compendio delle risposte.

Tu che sei diverso, almeno tu, nell’universo (dicesi canzonatura!).

Ma soprattutto, bada bene, tu che potresti prendermi bellamente per i fondelli perché soffro della tua stessa immobilità quando leggo, perché parlo di scrittori sconosciuti (come te di giocatori stranieri) facendo il gaggio, perché spendo capitali per libri che, ogni tanto, mi fanno cagare ecc ecc.

Ebbene, tu potresti scrivere un’altrettanto eloquente descrizione delle stupidate che compio, ma di fatto non lo fai.

Non sei in grado, non sai più scrivere ne parlare.

Sei una pianta grassa, un cactus con un pallone sgonfio come cappello, e manca davvero poco perché tu possa esprimerti sbattendo ossa di pollo e grugnendo al pallido schermo nell’ultimo quarto del secondo tempo.

E’ qui la bestia?

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Galeotto fu il giavellotto

 

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Sognando una corsa.

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